Sant'Efisio: nel cuore dell'esperienza

Il culto di Sant'Efisio a Pula: nel cuore della tradizione

Nella pittoresca città di Pula vive una famiglia che, da diverse generazioni, si prepara ad accogliere il Santo Protettore con passione e devozione.

Tutte le sere, a partire dal mese di Aprile, la famiglia si riunisce in "sa cotti", caratteristico cortile campidanese e, tra canti e musica, inizia la lunga e affascinante preparazione del carro che sfilerà tra le vie colorate di Cagliari e di Pula durante i giorni di festa.

Un momento magico e di condivisione adornato da un'atmosfera di festa e dal profumo inebriante della primavera che colora gli animi e incuriosisce i passanti.

Immaginate una sera di Aprile, immaginate di passeggiare tra le vie del centro storico di Pula e di essere attrattati dal suono delle launeddas, dai canti, dall'allegria dei bambini e dal profumo di un dolce appena sfornato.

 

Incuriositi, decidete di seguire la dolce fragranza.

Un cancello si apre e vi ritrovate all'interno di un cortile nel quale il tempo sembra essersi fermato.

Inaspettatamente ricevete un'accoglienza d'altri tempi: "brintai", dice una voce (in sardo "entrate").

Timidamente accettate, vi accomodate.

Improvvisamente e come per magia, siete parte di questo momento, di questo luogo, come se vi appartenesse da sempre.


Mani segnate dal tempo intrecciano le spighe, il mirto e i fiori che decoreranno il carro per la festa. 

Altre preparano un dolce tradizionale da degustare assieme ad un bicchiere di moscato,

Intanto una giovane donna prepara con cura il vestito tradizionale per il grande giorno e un

uomo intona un canto antico accompagnato dall'inconfondibile suono delle Launeddas.

 

Ora, smettete di immaginare e venite con noi a vivere un’esperienza esclusiva alla scoperta del culto di Sant’Efisio che vi affascinerà con la sua aurea incantata e la sua atmosfera magica.

Tra mito, leggenda e realtà ripercorreremo la storia di questo straordinario Santo al quale è devota tutta l’isola.

L'ESPERIENZA

Questa bellissima esperienza guidata si potrà vivere a Pula  dal 6  al 30 aprile.

Visiteremo chiesetta del 1100 d.C. dedicata a Sant'Efisio, situata nella suggestiva Baia di Nora dove venne decapitato.

In seguito ci trasferiremo nel centro storico di Pula dove, all'interno di un affascinante cortile campidanese, assisteremo alla preparazione della "Tracca", tipico carro trainato dai buoi che trasportava la famiglia alla processione in onore del Santo guerriero che ogni anno il 1° di maggio parte da Cagliari in direzione di Nora

Assisteremo alla dimostrazione dell’abito tradizionale sardo con i suoi gioielli in filigrana; avremo l’opportunità di cimentarci nella preparazione dei tipici dolci sardi, in seguito accompagnati dal canto dei tipici muttetus (canti in lingua sarda), delizieremo il palato con la loro degustazione.

Un'atmosfera magica, tipica dei giorni di festa, accompagnata da canti, musica e tanto buonumore!

Non perdere questa esperienza esclusiva, i posti sono limitati

La storia e la tradizione

Chi era Sant'Efisio?

Sant’Efisio nacque in Elia in Turchia nel 250 dopo Cristo, divenne miliziano nell’esercito dell’impero romano sotto      l’ imperatore Diocleziano.

Fu mandato in Italia a combattere contro i Cristiani ma proprio lungo questo viaggio  accadde qualcosa di incredibile, Efisio venne disarcionato da cavallo, gli apparve in cielo di una croce e udii una voce che lo condannava per essere persecutore dei Cristiani. Colpito da tutto questo si converti al cristianesimo.


Ormai diventato cristiano Efisio venne mandato in  Sardegna per difendere gli interessi dell’impero romano, fu lui stesso però a confessare a Diocleziano di essersi convertito al cristianesimo e per questo fu subito condannato a morte.

Tentarono invano di ucciderlo  mettendolo al rogo, buttandolo dentro un pozzo, ma non ci riuscirono, Efisio resisteva alla morte e a ogni tipo di tortura, venne decapitato a Nora nel 303 d. c. dopo una lunga prigionia a Cagliari nel quartiere di Stampace.

Perché viene venerato da tutti i sardi da quasi quattro secoli

Nel luogo del suo martirio tra il 1089 e 1100 venne eretta, dai Monaci Benedettini di Pisa, una chiesa a lui intitolata dove vennero deposte le sue spoglie mortali e dove ogni anno il 15 gennaio si festeggia la ricorrenza del suo martirio.

 

Da allora sant’Efisio venne venerato da tutti i Sardi tanto da diventare il patrono di tutta l’isola.

Tante persone chiedevano a lui intercessione per avere grazie, soprattutto di guarigione, sono numerosissime quelle che grazie alle preghiere rivolte ad Efisio ricevettero i miracoli.

 

Il miracolo più grande e sicuramente anche il più noto, è quello del 1658 quando la Sardegna intera invasa dalla peste pregava Efisio affinché ne venisse liberata.

La municipalità di Cagliari , la città più colpita fece un voto, secondo il quale se Efisio avesse liberato la città dalla peste i cagliaritani  si sarebbero impegnati a portare il suo simulacro in processione a piedi da Cagliari fino a Nora, il luogo del suo martirio ogni anno  per il resto dei giorni, e così fu. 

Cagliari venne subito liberata dalla peste e da allora fino ad oggi ogni anno nel mese di maggio si perpetua incolume  dal passare dei secoli questo antico rito.


Sant’Efisio viene portato in processione da Cagliari a Nora , i festeggiamenti durano 4 giorni, il quarto giorno allo scadere della mezzanotte il voto deve essere sciolto per garantire intatta la promessa fatta in passato.

Dall'intera Sardegna con con gli abiti, i cavalli e le "traccas" più belle

A questa processione fin dall’antichità accorrevano persone da tutta l’isola per ringraziare Efisio della grazia concessa. Alcuni si muovevano a piedi con ore e ore di cammino, altri accorrevano in groppa al proprio cavallo

Poi c'era chi invece lo faceva attraverso i carri trainati dai buoi che trasportavano tutta la famiglia.

I carri, venivano coperti con antichi tappeti e preziosi merletti per garantire riparo in caso di pioggia o forte sole, venivano adornati di fiori, erbe aromatiche e spighe, tutti segni di bellezza e di prosperità

Il cammino per arrivare alla città di Cagliari era spesso lungo e le "traccas", cosi si chiamano questi carri, si trasformavano in vere e proprie case ambulanti.

Il pellegrinaggio

Le donne portavano le provviste per tutta la famiglia utili per  potersi sfamare durante i giorni di viaggio, erano i prodotti della terra legati alla pastorizia e al lavoro dei campi per cui salsicce, formaggi, uova vino frutta e verdure di stagione. Non mancavano i dolci sardi di mandorle e il  moscato. 

 

Si raggiungeva la meta cantando allegramente in compagnia i "goccius" e i "muttetus",  canti popolari sacri e profani che inneggiavano il santo protettore accompagnati dal suono delle Launeddas, tipico strumento musicale a fiato continuo, autoctono della regione.


Con loro portavano attrezzi della campagna affinché venissero benedetti e quindi potessero dare un raccolto migliore, si portavano attrezzi di uso domestico quotidiano come la caffettiera per fare il caffè o il fornello per mettere a scaldare il cibo sul fuoco. Ognuno indossava l’abito migliore che aveva, quello della domenica, quello della festa.

Ancora oggi si cerca di mantenere viva la tradizione nonostante a Cagliari ci si arrivi attraverso l’automobile.

 

Rispetto alla passato le "traccas" sono sicuramente più sontuose e spicca il forte carattere folcloristico ma sono sempre improntate sulla tradizione passata che per esempio la famiglia che ci ospita, coltiva da 4 generazioni.

L'abito tradizionale

L’abito femminile di gala  a noi pervenuto risale al 1700 è composto da una gonna in panno rosso con fascia in broccato di seta. Questa la possedevano veramente in pochi poiché era molto costoso realizzarla. 

 

Chi non se la poteva permettere,  sostituiva questa gonna con a classica gonna in bordato di cotone a strisce blu e rosse che, a seconda di come veniva piegata, aveva un diverso uso nella vita delle donna sarda: 

con tutte le pieghe rosse in evidenza era la gonna di gala, del matrimonio, delle feste;  con le pieghe blu in evidenza stava a significare il lutto.

Infine, con metà piega rossa metà blu in vista, era la gonna di uso quotidiano. 

Ad impereziosire l’abito di gala mettevano il grembiule di broccato di seta e velluto scarlato, camicia di cotone dalle maniche ampie con pizzi ai polsini e nel colletto e giacchetta in velluto con risvolto della manica in broccato. 

Per coprire le generosità del seno non doveva mai mancare un fazzoletto in seta o cotone che, posto a mo di scialle nel collo,  lasciava ricadere i lembi incrociati sul davanti a coprire il petto.  Per ultimo il copricapo composto da cuffia rossa e velo in pizzo bianco per le spose, cuffia nera, fazzoletto e scialle in seta per le donne adulte.

Non tutte avevano la fortuna di possedere l’abito di gala e quindi il grembiule in broccato e la giacca in velluto venivano sostituite con corpetto o in broccato o in velluto e grembiule in seta, altrettanto prezioso ma non quanto il broccato.

 

Gli abiti sono impreziositi dai gioielli sardi in filigrana tipici del territorio.

Anelli, ciondoli come "Su dominu" (pendente  che stava a identificare la proprietaria di casa), collane come sa cannacea, su ghettau, le  spille a forma margherite e gli orecchini cosiddetti a pala o a lantioni.

 

L’abito maschile invece è composto da calzoni ampi di cotone o lino a seconda del ceto sociale ricamati nel cavallo; ghette di panno di cotone o di orbace, gonnella pieghettata e ricamata con motivi floreali o spighe di grano anch’essa in panno o orbace e un corpetto di velluto blu con ricami azzurri che veniva chiuso da bottoni in filigrana. 

I ceti meno abbienti, usavano invece bottoni ricavate da monete.

"Su sereniccu", cosi veniva chiamata la giacca, era in orbace, con passamaneria in velluto e motivi a rombo sul davanti.  Il copricapo era invece sa berretta capello tubolare in panno o orbace indossato come se fosse una cuffia.

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